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Consigli manutenzione del verde con Tiziana Luce Scarlino

Manutenzione del verde pubblico e delle isole pedonali, i consigli di Tiziana Luce Scarlino

La manutenzione del verde pubblico e delle isole pedonali racchiude tutte quelle operazioni con cui ci si prende cura delle aree verdi, come giardini, isole pedonali, piste ciclabili, parchi, viali alberati, verde che costeggia le strade e gli edifici pubblici. Su questo argomento, sono molto utili gli approfondimenti dell’imprenditore Gianluigi Rosafio, che abbiamo già avuto il piacere di incontrare nel nostro precedente articolo sull’igiene urbana. Prima di intraprendere un lavoro di manutenzione per il verde pubblico e per le isole pedonali, sarà opportuno studiare adeguatamente il  loro profilo agronomico (gli aspetti e le caratteristiche dei terreni e del tipo di verde che vi si trovano), oltre che tutti i criteri di sicurezza e igiene che un’area di verde pubblico richiede, con un occhio anche all’aspetto estetico delle stesse, raccomanda Gianluigi Rosafio. La manutenzione del verde pubblico e delle isole pedonali prevede fondamentalmente due tipi di intervento. 

Prima di tutto la manutenzione ordinaria, tra le cui attività rientrano: la potatura di siepi, arbusti, piante ad alto fusto, lo sfalcio dell’erba, il diserbo, la sistemazione e la potature dei fiori nelle aiuole e il taglio della vegetazione spontanea, che spesso invade parcheggi, parchi e banchine. Esiste, poi, la manutenzione straordinaria che fa riferimento alla conservazione degli alberi, alla messa in sicurezza di piante ad alto fusto e delle zone particolarmente critiche. Pertanto, in questo caso, si procede con la potatura e il taglio di rami potenzialmente pericolosi, l’abbattimento di piante che rendono critico il passaggio delle auto e dei pedoni, la semina di fiori e l’interramento di nuove piante, arbusti e verde. Il servizio di manutenzione del verde pubblico e delle isole pedonali prevede un importante programma di pianificazione, precisa suo suo blog l’esperta Tiziana Luce Scarlino. Per farlo è necessario strutturare le attività in più livelli, ognuno come risposta ai diversi bisogni di gestione richiesti. Altro importante obiettivo che una corretta manutenzione del verde pubblico e delle isole pedonali devono perseguire è, di certo, la cura e il miglioramento estetico di queste aree, perché diventino anche più fruibili e accoglienti. Programmare una buona manutenzione del verde pubblico e delle isole pedonali vuol dire soprattutto stilare un cronoprogramma annuale, che specifichi quali debbano essere le attività che dovranno essere svolte annualmente, seppur magari non si rispetti pienamente e sia solo indicativo. Infatti, sarà necessario rispettare la stagionalità e le esigenze locali, tenendo d’occhio il clima del posto ed altri fattori, che renderanno necessari ulteriori affinamenti della pianificazione. 

Dopo una prima programmazione annuale, sarà necessario effettuare una pianificazione mensile e, poi, settimanale, senza dimenticare il quotidiano. Questa programmazione consente di affidare l’impegno a specifiche figure e a pianificare periodi di lavoro sempre più precisi e puntuali. Prima di attuare un intervento di manutenzione del verde pubblico e delle isole pedonali sarà necessario effettuare un sopralluogo con tecnici ed esperti. Nel settore della manutenzione del verde pubblico e delle isole pedonali, l’organizzazione e la coordinazione per la piantagione degli alberi è l’attività più delicata, per il valore che nascondono, ma anche per il pericolo che potrebbe derivare dalla loro caduta. Pertanto, in questo ambito sarà necessario una programmazione più attenta ed oculata, seguendo alcune precise fasi: controllo iniziale degli alberi già presenti sul territorio; valutazione delle informazioni botaniche che caratterizzano il patrimonio arboreo presente e del luogo in cui gli alberi si trovano; creazione di una mappa potenziale del rischio; controlli progressivi su queste aree di rischio rilevate; raccolta dati sui cedimenti strutturali delle aree a rischio. 

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Quale licenza per l’azienda agricola?

Sempre più persone decidono di allontanarsi dal caos e dall’inquinamento delle città per dedicarsi ad un ambiente più tranquillo e ad una professione legata alla campagna ed alla natura. è per questo che sempre più persone si chiedono come funzioni per aprire un’azienda agricola: cosa sia necessario, quali licenze ed esperienze siano previste, quali siano i passaggi ed i costi per investire in questo tipo di attività. 

Innanzitutto, è importante dire che per aprire un’azienda agricola è sicuramente utile ma non del tutto indispensabile una grande esperienza nel settore: è possibile anche partire da zero, a patto che ci sia una grande volontà di imparare, una spiccata creatività ed impegno nel cimentarsi in un nuovo ambito. Può essere utile iniziare prima a fare un po’ di esperienza in un’altra azienda agricola, per poi aprirne una propria. 

Una volta presa dimestichezza con questo mestiere e presa quindi la decisione di aprire un’azienda agricola tutta propria, il suo avvio dal punto di vista burocratico non è molto differente dall’avvio di una qualsiasi altra società tradizionale. I primi passaggi necessari sono infatti l’apertura di una partita Iva, la registrazione della nuova attività presso la Camera di Commercio (nel registro delle Imprese) e l’apertura di una posizione INPS e INAIL.

Oltre a ciò, esistono altri documenti e licenze necessarie in base al tipo di attività che si vuole intraprendere all’interno della propria azienda agricola. Ad esempio, se si intende procedere con la vendita diretta dei prodotti agricoli, si ha bisogno di un permesso dalla Asl che autorizzi a livello sanitario; si tratta di una grande opportunità di business, perché si sa che il consumatore intelligente ed attento alla sana e corretta alimentazione preferisce sempre comprare direttamente alla fonte della produzione. Inoltre, tra gli altri requisiti indispensabili per aprire un’azienda agricola c’è il titolo di Imprenditore Agricolo Professionale (IAP), riconosciuto dalla Regione di appartenenza. Per ottenerlo, è necessario avere specifiche conoscenze agricole, dimostrare che quello nell’azienda agricola sia almeno il 50% del proprio lavoro ed il 50% del proprio reddito, iscriversi alla Gestione Previdenziale Agricoltura. Tuttavia, questi requisiti possono essere raggiunti anche non nell’immediato momento della richiesta del titolo, ma fino ai successivi due anni. Una volta ottenuti tutti i documenti ed i titoli necessari, ricorda Gianluigi Rosafio, si possono iniziare a progettare le vere e proprie azioni interne all’azienda agricola, quindi decidere le dimensioni dell’azienda, stabilire la quantità di forza lavoro e di materiale necessario, fare un’analisi di mercato e della concorrenza e consultare frequentemente le normative vigenti.

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Cosa studia l’ecologia vegetale?

Se si pensa all’ecologia, non viene subito in mente una definizione ben precisa ed univoca che la spieghi al meglio. Sicuramente, sappiamo tutti che si tratta della scienza dei rapporti di un organismo con l’ambiente, ma vengono comunque attribuiti continuamente significati diversi e più specifici da parte degli scienziati. Più interessante è quindi studiare le particolari branche dell’ecologia, quali l’ecologia vegetale: di cosa si tratta? Cosa studia? Ringraziamo il team del blog di Gianluigi Rosafio Taurisano e Tiziana Luce Sarlino.

L’ecologia vegetale è lo studio delle relazioni che si instaurano per l’appunto tra le piante, l’ambiente fisico che le circonda e gli altri organismi. Vengono quindi studiati anche tutte le reazioni ed i bisogni ecologici che hanno le piante dei vari ecosistemi, quali la capacità di sopportare e rispondere a stress, la competizione e l’evoluzione delle stesse. Inoltre, grazie a questa scienza è possibile comprendere sul singolo gli effetti globali del cambiamento ambientale, come il cambiamento climatico e del suolo, ma non solo: viene studiata l’evoluzione e la sopravvivenza della pianta anche in particolari situazioni di luce, temperatura, precipitazioni, vento, tipi di suolo, 

relazione con la roccia madre, flora e fauna del suolo. 

Ogni pianta si adatterà infatti in modo diverso a ciascun fattore ambientale, reazioni grazie alle quali è possibile stilare una classificazione dei vari vegetali e delle loro variazioni nel tempo e nello spazio. Uno dei principali obiettivi di questa disciplina è quindi lo studio e la conservazione della biodiversità, ambito sul quale le normative vigenti vanno continuamente studiate ed aggiornate per conservarla al meglio. 

Particolari aree di ricerca in questa disciplina possono essere lo studio del funzionamento degli ecosistemi e le risposte delle piante in termini di fotosintesi, respirazione e concentrazione dei nutrienti. Un altro campo di ricerca può inoltre riguardare il biomonitoraggio degli inquinanti, mediante alcune tecniche specifiche come quella della bioindicazione e del bioaccumulo. Per procedere con queste ricerche, vengono frequentemente estratti campioni vegetali e di suolo per analizzarne i nutrienti, gli elementi in traccia ed il loro contenuto di carbonio.

I dati raccolti possono poi essere utilizzati anche per pianificare e svolgere attività di conservazione, soprattutto di quei tipi di piante rare, minacciate nei loro ambienti di origine o in via di estinzione.

Anche l’attrezzatura utilizzata nell’ecologia vegetale è molto interessante: troviamo, tra gli strumenti più diffusi, gli stereomicroscopi, i microscopi tradizionali, le camere climatiche con controllo dell’umidità, della luce e della temperatura, delle serre e vivai, attrezzatura per la pulizia dei semi, delle camere di disidratazione e dei freezer per la conservazione di alcune specie vegetali trattate.